Evasione Fiscale (Foto simbolo)
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Lo strano caso del presunto evasore Un imprenditore sardo sotto accusa

Dalle sue parti lo chiamano il Berlusconi di Capoterra e c’è un motivo preciso: la maxi festa organizzata, anni fa, per il primo miliardo di lire. Sergio Piscedda è conosciuto in Sardegna ma non troppo, è considerato ricco ma non troppo, è uno che si mette in mostra ma non troppo. Auto di lusso, casa singola, barca, questo sì, ma nessuno lo immaginava come il paperon de paperoni sardo.

Da ieri, invece, è sulla bocca di tutti, a Capoterra come a Cagliari e nell’Isola intera. Tutta colpa dell’inchiesta della Guardia di Finanza che lo accusa di aver nascosto al Fisco 400 milioni di euro. Sì, quasi mezzo miliardo. A tanto ammonta, secondo gli inquirenti, il volume d’affari sviluppato all’estero in quattro anni di attività nel campo delle costruzioni, pubbliche e private, in Africa, Guinea, Qatar. Il tutto attraverso una società con sede negli Stati Uniti amministrata a Capoterra dallo stesso Piscedda. E se le cose stanno davvero così per il Fisco italiano Piscedda è un evasore fiscale. La legge parla chiaro: se una società ha sede all’estero ma il centro decisionale è in Italia resta italiana, e in Italia deve pagare le tasse sul fatturato estero. Invece, la società americana di Piscedda non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi in Italia. Così l’imprenditore sardo è finito sotto accusa.

L’inchiesta coordinata dal pm Guido Pani è partita nel gennaio scorso da un controllo di routine. Nella sede delle imprese sarde di Piscedda le Fiamme Gialle hanno trovato documenti relativi a una società americana e si sono insospettiti. L’indagine è sfociata ai primi di agosto in una perquisizione e contestuale sequestro di documenti, contratti, lettere mail dai quali è venuto fuori l’impressionante giro d’affari di Piscedda. Il quale ha fatto ricorso al Tribunale del riesame salvo poi, il 21 settembre, ripensarci: troppe le carte depositate dal magistrato, impossibile leggerle tutte prima dell’udienza. Tanto potrà sempre ricorrere in appello.

Intanto Piscedda respinge a mezzo stampa tutte le accuse: "400 milioni di euro? Con quella cifra si fanno le scalate alle banche".