Ettore Rosato (foto Ansa)
POLITICA

Rosato (Pd): "Il Milleproroghe? Un furto per il Sud". E anche la Sardegna a secco

"Gli italiani, soprattutto al Meridione, non si sono ancora resi conto di aver fatto un errore votando 5 Stelle e Lega ma, prima o poi, i nodi verranno al pettine".

È un giudizio durissimo quello di Ettore Rosato, vicepresidente Pd della Camera dei deputati, parlando dopo la turbolenta seduta a Montecitorio in cui il governo ha messo la fiducia sul decreto legge Milleproroghe "senza alcun dibattito".

Una fiducia illegittima, denuncia il Pd, perché autorizzata in Consiglio dei ministri prima che il presidente della Repubblica firmasse il decreto. Evitando, spiega Rosato, "ogni tipo di discussione". E gli argomenti di certo non mancavano.

Il bando periferie, in primo luogo, un grande Piano da 1,6 miliardi di euro voluti e già assegnati dagli esecutivi Renzi e Gentiloni, cancellati - "per il solo fatto che qualcuno lo aveva già fatto prima di loro" - con un colpo di spugna. O meglio, ripartiti altrove, anche se per Regioni come la Sardegna erano "fondamentali", scandisce il deputato a Unionesarda.it.

Quanti erano i soldi destinati all'Isola?

"In Sardegna parliamo di 42,7 milioni di euro: 18 milioni destinati a Nuoro, 8,2 milioni a Carbonia, 15,9 milioni a Sassari e 500mila euro per le periferie di Tempio Pausania. Con questo provvedimento sono state stralciate risorse destinate a progetti ben definiti, spesso già avviati, che hanno una finalità non nascosta: quella di riqualificare le periferie degradate. È lì che si vive il maggior disagio, ed è lì che bisogna andare per far ripartire l'Italia".

Dove sono stati riassegnati quei fondi?

"La maggiorparte di queste risorse finisce nei Comuni del Nord attraverso un semplice meccanismo contabile. Ossia, ufficialmente sono destinate ai Comuni che hanno un avanzo di amministrazione. E dove si trovano questi Comuni 'virtuosi'? Al Nord. Una norma profondamente ingiusta che danneggia gli italiani. Davvero mi stupisce che al Sud non ci si renda conto di aver subito uno scippo".

Il Pd è l'unica forza politica che si è opposta a questo emendamento?

"Ufficialmente no. Anche Forza Italia si è detta contraria. Ma in questo momento, sono più impegnati a capire come opporsi in tutti i modi al vicepremier Matteo Salvini".

Il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, sembrava contento dell'ultimo incontro con il premier Conte...

"Anche noi lo eravamo. Il presidente del Consiglio aveva promesso il recupero dei fondi, spalmati sui tre anni. Un passo avanti, anche dettato dalla pressione politica. E in questa discussione ci aspettavamo un emendamento che recepisse quell'intesa, ma non è andata così. Il presidente ha sospeso la seduta, che si riaprirà domani. E domani faremo il possibile, nel rispetto delle regole, per far valere le nostre ragioni, anche se i numeri sono dalla loro parte".

Qual è l'altro punto debole del Milleproroghe?

"Il caos creato sul tema dei vaccini. Il governo ha rinunciato al primato della scienza per dare spazio alle fantasie e alle stregonerie sui vaccini, mettendo a rischio il diritto alla salute. In 18 ore hanno cambiato tre posizioni: prima hanno detto sì all’autocertificazione, poi no all'autocertificazione, poi vale l’autocertificazione. L’autocertificazione in Sanità non esiste, si può fare molto male a chi la vaccinazione non può farsela".

Un bilancio di questi primi cento giorni di governo?

"Parole, molte parole urlate, gridate e nessuna promessa rispettata. Salvini aveva promesso la cancellazione delle accise sul gasolio, la modifica della Legge Fornero; non solo non si è visto nulla di tutto questo ma non ne parliamo nemmeno più. Si parla esclusivamente di immigrazione, e lì sono stati fatti solo passi indietro. E il reddito di cittadinanza non ne parliamo...".

Cosa pensa del reddito di cittadinanza?

"Di Maio continua a parlare di questa misura, che costa 46 miliardi e 800 milioni di euro. Lo ha detto lui, promettendo 780 euro a cinque milioni di persone. Chissà cosa accadrà quando i cittadini andranno a riscuotere solo parole. Noi, con tutti i nostri difetti, eravamo il cambiamento. Con i nostri 80 euro a 10 milioni di italiani abbiamo rilanciato l’economia. Oggi cerchiamo di proporre un'alternativa: ma sarà difficile convincere l'elettorato".

Di che cosa?

"Coloro che hanno votato per Salvini e per Di Maio non hanno cambiato idea, oggi. Ma noi possiamo osservare da vicino la nullità e l’approssimazione di chi è chiamato ad affrontare i problemi. Pensiamo alla Sardegna: una Regione delicata, soprattutto sotto il profilo dell'occupazione, e che ha bisogno di costanza negli investimenti. In questo momento, vediamo tutto il contrario".

Angelica D'Errico

(Unioneonline)