Marchionne il 1 giugno 2004, giorno in cui diventa ad della Fiat
CRONACA

"Chi comanda è solo", le frasi più celebri

È morto a 66 anni a Zurigo Sergio Marchionne, ad di Fca dal 1 giugno 2004. Ecco alcune delle sue frasi più celebri.

SULLA FIAT

"Ho cercato di organizzare il caos. Ho visitato la baracca, i settori, le fabbriche. Ho scelto un gruppo di leader e ho cercato con loro di ribaltare gli obiettivi per il 2007. Allora non pensavo di poter arrivare al livello dei migliori concorrenti, mi sarei accontentato della metà classifica. Nessuno ci credeva, pensavano che avessi fumato qualcosa di strano. Oggi posso dire che non mi ha mai sfiorato la tentazione di rinunciare, piuttosto il pensiero che forse non avrei dovuto accettare. Ma era la Fiat, era un'istituzione del paese in cui sono cresciuto".

"Juventus e Fiat sono esempi dell'eccellenza italiana nel mondo e, oltre alla popolarità, condividono alcuni valori fondamentali: l'importanza della squadra e delle persone, l'ambizione di puntare a risultati eccellenti, lo spirito competitivo e la coscienza che il successo non è mai permanente, ma va conquistato ogni giorno".

"Ho letto in questi anni molti libri sul legame tra la Fiat e l'Italia. La tesi generale è che se la Fiat va bene, l'economia italiana tira, aumentano le esportazioni, aumenta il reddito, crescono i posti di lavoro. Insomma, ciò che è bene per la Fiat è bene anche per l'Italia. Credo sia vero, perlomeno in parte, e comunque ci impegneremo perché ciò accada. Ma credo sia ancora più vero il contrario: ciò che è bene per l'Italia è bene per la Fiat".

"Per un mese sono andato ogni domenica a Mirafiori. Era come una casa dimenticata dalla sua famiglia, i costumi da bagno sbattuti assieme agli scarponi da sci, i libri in terra, il cibo con la muffa nel frigorifero. Siamo riusciti a ricreare una cultura della produzione che Fiat aveva perduto, a smentire chi diceva che le nostre auto era più facile comprarle che farle".

"Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, nel 2004: giravo tutti gli stabilimenti e poi, quando tornavo a Torino, il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato".

FILOSOFIA E MANAGEMENT

"La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La 'collective guilt', la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo".

"Concentrarsi su se stessi è una così piccola ambizione".

"Non possiamo mai dire: le cose vanno bene. Semmai: le cose non vanno male. Dobbiamo essere paranoici. Il percorso è difficilissimo. Siamo dei sopravvissuti e l'onore dei sopravvissuti è sopravvivere".

"I leader, i grandi leader, sono persone che hanno una capacità fenomenale di disegnare e ridisegnare relazioni di collaborazione creativa all'interno dei loro team".

"Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta".

"Quando uno si alza, il contegno è molto importante. Bisogna alzarsi dal tavolo facendo valere il punto, ma lasciando capire che alla fine ti risiederai. Ti devi alzare calmo, anche se sei incavolato".

"Quando ho iniziato l'università, in Canada, ho scelto filosofia. L'ho fatto semplicemente perché sentivo che, in quel momento, era una cosa importante per me. Poi ho continuato studiando tutt'altro e ho fatto prima il commercialista, poi l'avvocato. E ho seguito tante altre strade, passando per la finanza, prima di arrivare a occuparmi di imballaggi, poi di alluminio, di chimica, di biotecnologia, di servizi e oggi di automobili. Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore. Ma mi ha aperto gli occhi, ha aperto la mia mente ad altro".

"Io sono così. Il tizio con il maglione. Almeno non mi confondo la mattina nell'armadio. I miei maglioni hanno un piccolo tricolore sulla manica. E lo porto con orgoglio, io".

ITALIA

"L'Italia è un Paese che deve imparare a volersi bene, deve riconquistare un senso di nazione".

"Qualsiasi debito verso lo Stato è stato ripagato in Italia, non voglio ricevere un grazie, ma non accetto che mi si dica che chiedo assistenza finanziaria".

"La prospettiva con cui ci si deve muovere non può essere quella assistenziale. La cultura dell'assistenzialismo produce dipendenza e spegne lo spirito di iniziativa e il senso di responsabilità".

"La lingua italiana è troppo complessa e lenta: per un concetto che in inglese si spiega in due parole, in italiano ne occorrono almeno sei".

"Storicamente, in Italia, per accontentare tutti, abbiamo sempre accettato compromessi e mediazioni, e abbiamo esaltato forme di attività corporative che hanno minimizzato il cambiamento. È questo atteggiamento che ha frenato l'Italia nel diventare un Paese competitivo. È questo atteggiamento che rende gli investimenti stranieri in Italia scarsi e rari. È questo atteggiamento che, perlomeno in parte, continua a tenere l'Italia in posizione difensiva e imbarazzata verso il resto dell'Europa".

LAVORATORI

"Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi".

"Ai miei collaboratori, al gruppo di ragazzi che sta rilanciando la Fiat, raccomando sempre di non seguire linee prevedibili, perché al traguardo della prevedibilità arriveranno prevedibilmente anche i concorrenti. E magari arriveranno prima di noi".

"Non credo assolutamente alla regola che più sono giovani più sono bravi. Anzi. Sono per il riconoscimento delle capacità delle persone, che abbiano trenta o sessant'anni".

"Non è licenziando che si diventa più efficienti. Non è il costo del lavoro di per sé che fa la differenza tra un'azienda competitiva e una relegata ai margini del mercato".

HANNO DETTO DI LUI

"Dobbiamo puntare ai borghesi buoni. Marchionne parla della risposta ai problemi dell'impresa, non scaricando sui lavoratori e sul sindacato, ma assumendola su di sé". (Fausto Bertinotti)

"Il mago Otelma delle 4 ruote, che non fa una macchina, mentre gli imprenditori si misurano dai loro prodotti". (Diego Della Valle)

"Pronto ad allearmi con Marchionne. Lui sì che è un vero socialdemocratico", (Piero Fassino)

"Ho sempre pensato che il destino della Fiat era quello di una forte internazionalizzazione in una fase caratterizzata dalla concentrazione della produzione di automobili. Marchionne lo sta facendo nel modo migliore". (Massimo D'Alema)

"Lui è arrivato a Torino quando le cose andavano male e le ha raddrizzate applicando metodi da grande manager". (Vittorio Feltri)

"Marchionne rimane l'uomo che ha preso quella macchina ingrippata che era diventata la Fiat e l'ha salvata". (Sergio Chiamparino)

"Marchionne non nasce dal nulla, Marchionne nasce da decenni nel corso dei quali diritti, legalità e magistratura sono stati oggetto di un attacco violento. Chi parla della Fiom come di un sindacato aggressivo sbaglia obiettivo: l'aggressività e la violenza sono dall'altra parte". (Stefano Rodotà).

(Unioneonline/L)

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LE REAZIONI DELLA STAMPA:

Le reazioni della stampa alla morte di Marchionne: il quotidiano finanziario francese Les Echos
Il Frankfurter Allgemeine
Il Financial Post
Il Guardian
Il Wall Street Journal
Lo spagnolo "El Pais"
Il sito della Bbc
Le Monde
Il Washington Post
Matteo Salvini gli rende onore
Il grazie di Paolo Gentiloni
L'abbraccio di Matteo Renzi
Per Brunetta muore "il miglior manager degli ultimi 20-30 anni"