ECONOMIA

Gioco, quasi il 7 percento del reddito dei sardi finisce in lotterie e scommesse

Sono cifre da capogiro quelle registrate negli ultimi anni dal mercato del gioco in Italia, che è ormai diventato una "fonte importante e stabile di gettito per il nostro Paese, garantita da una domanda elevata anche nei momenti di crisi".

A scriverlo è l'ubP, l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, l'Autorità indipendente dei conti pubblici, che ha diffuso un dossier con i numeri del settore.

"Negli ultimi anni, il mercato dei giochi in Italia ha mostrato una crescita significativa del suo giro d’affari: dal 2000 al 2016 - si legge nel report - la raccolta complessiva, che definisce l’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando, in termini reali, da 19 a circa 96 miliardi di euro".

Nell'Isola c'è un punto di gioco ogni 154 abitanti: il tasso più alto è uno ogni 297 in Campania, Puglia, Basilicata e Molise, il più basso è uno ogni 92 in Friuli Venezia Giulia.

Per quanto riguarda la spesa effettiva dei sardi nel gioco (ossia la differenza tra la raccolta e le vincite pagate), la media nella popolazione adulta in Sardegna è di 329 euro all’anno su 1.172 euro, mentre quella italiana si aggira sui 355 (in Lombardia e Abruzzo si arriva a 420).

Il Mezzogiorno, sottolinea il report, è ben al di sotto del resto del Paese in quanto a spesa nel gioco ma, paragonandola al reddito disponibilie, la propensione maggiore la si trova proprio al Sud, "con una percentuale dell'8,3 percento (in Campania si arriva al 10,2), a fronte di una media nazionale del 7,2 e di quella del Nord pari al 6,5 percento. In questo caso, spicca la propensione relativamente più elevata in Campania e in Abruzzo (rispettivamente 10,2 e 9,7 percento)".

In Sardegna la percentuale sul reddito disponibile è del 6,9%.

"Considerata la sua rilevanza economica, il settore costituisce una fonte importante e stabile di gettito per l’Italia. Dal 2006 al 2016 il prelievo tributario sul settore (al netto delle vincite) è passato da circa 7 a oltre 10 miliardi, corrispondente allo 0,6 percento del PIL e oltre il 2 percento delle entrate tributarie complessive".

(Unioneonline/D)